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Intervengo molto volentieri sull'argomento sperando di non andare fuori tema. Tema del mio intervento: "l'esperienza della zona nell'average golfer". In altri termini: interferenza fra zona e capacità tecniche.
Premessa (banale): tra le capacità (tecniche e mentali) di un pro del tour e quelle di gian piero chieppa (il sottoscritto, EGA 9.5, golf nel fine settimana, talvolta una volta in settimana) corre un abisso. Ulteriore premessa (meno banale, o forse più sorprendente): l'esperienza della zona non è preclusa nemmeno a me comune mortale del golf domenicale. Ho ben chiari nella mente giri (e frazioni di giro) nelle quali il mio gioco è stato al 100% delle sue possibilità: visualizzazione del colpo, sua realizzazione perfettamente coincidente con quanto visualizzato, risultato raggiunto. La cosa interessante è l'interazione fra mente e corpo che sempre ha accompagnato questi momenti di delizia. Esempio: capita spesso di trovarsi a distanze dalle quali si pone la scelta fra due ferri. Psicologicamente, io sono portato a giocare quello più lungo ed interpreto la cosa come una certa tendenza alla sottovalutazione. Il più delle volte la scelta si rivela errata, finisco col giocare trattenuto, con modesti risultati (sempre corto all'asta ovvero a destra, tipico risultato del colpo trattenuto). Ho allora revisionato il mio atteggiamento facendo un giochino mentale: gioco il ferro che ritengo adeguato dicendomi nella mente, durante la routine, "questo ferro è nato per fare esattamente la distanza che mi serve ora e adesso". Il risultato dei colpi è cambiato radicalmente: invece di finire corto all'asta 14 buche su 18 (tendenza classica dell'average golfer), finisco almeno 12 volte su 18 dietro l'asta, e quasi mai troppo lontano da essa. Non è cambiato nulla nel mio bagaglio tecnico, è cambiato l'atteggiamento. Arrivo alla domanda. Il mio aggiustamento mentale viene incrinato allorquando il ferro prescelto dà luogo ad un colpo perfetto, ma eccessivamente lungo. Va in crisi il motivetto "questo è il ferro perfetto x questa occasione". Si dice in questi casi: gioca colpo su colpo, dimentica. Passa al colpo successivo. Questo passaggio non mi è facile. In altri termini: come si combinano il flow e le capacità fisiche tecniche mentali nella media, nel momento di possibile evanescenza della zona a causa di scarsezza tecnica? Se non sono stato chiaro (cosa molto possibile) me lo dite ed io cerco di approfondire il concetto. Un caro saluto gian piero
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Il golf è 20% meccanica ed 80% sensazioni, fascino, mistero e conversazione. |
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Ciao Gianpiero, ti ringrazio per questo intervento,
(Gianpiero in corsivo, evergreen) Ho allora revisionato il mio atteggiamento facendo un giochino mentale: gioco il ferro che ritengo adeguato dicendomi nella mente, durante la routine, "questo ferro è nato per fare esattamente la distanza che mi serve ora e adesso" Mi piace: questo atteggiamento lo chiamo "armonizzarsi con il ferro", quando ne sei convinto al 100% i risultati possono essere fantastici, anche se magari il ferro non è esattamente quello adatto per quel colpo. E questo può darti un po' più di tranquillità nella scelta, stato mentale importante perchè stai per tirare. Arrivo alla domanda. Il mio aggiustamento mentale viene incrinato allorquando il ferro prescelto dà luogo ad un colpo perfetto, ma eccessivamente lungo. Va in crisi il motivetto "questo è il ferro perfetto x questa occasione". Si dice in questi casi: gioca colpo su colpo, dimentica. Passa al colpo successivo. Questo passaggio non mi è facile. Probabilmente, in questi casi, il motivetto non era consolidato al 100% nemmeno prima del tiro e questo ti ha spinto (sia pure inconsciamente) a farlo lungo. Ma secondo me sei sulla buona strada per consolidare una routine funzionale per te. Questo passaggio di cui parli può fare la differenza tra 'prestazione da flow' e 'prestazione nella media'. Vedi il mio articolo "Tecniche per neutralizzare l'ansia da prestazione dovuta ad errori passati" In altri termini: come si combinano il flow e le capacità fisiche tecniche mentali nella media, nel momento di possibile evanescenza della zona a causa di scarsezza tecnica? Se non sono stato chiaro (cosa molto possibile) me lo dite ed io cerco di approfondire il concetto. Volevo solo chiederti, come fai a sapere che l'evanescenza della zona è dovuta a scarsezza tecnica? A presto Francesco
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Francesco Pattarello - Sport & Personal Performance Coach
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Lo dico sulla base che lo switch off del flow è spesso un colpo non riuscito. mediamente un buon colpo mal consigliato (il ferro perfetto che vola il green, un classico mio)
Altro interruttore che spegne la mia personalissima zona: essere sotto par. Inizio a giocare trattenuto. Ma di questo hai già parlato, è una questione di autoimmagine. Anche su questo sto lavorando, sto cercando di adeguarmi al fatto che sto migliorando, che il mio handicap mi sta largo Un caro saluto gian piero
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Il golf è 20% meccanica ed 80% sensazioni, fascino, mistero e conversazione. |
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Lo dico sulla base che lo switch off del flow è spesso un colpo non riuscito. mediamente un buon colpo mal consigliato (il ferro perfetto che vola il green, un classico mio)
Altro interruttore che spegne la mia personalissima zona: essere sotto par. Inizio a giocare trattenuto. Ma di questo hai già parlato, è una questione di autoimmagine. Anche su questo sto lavorando, sto cercando di adeguarmi al fatto che sto migliorando, che il mio handicap mi sta largo Un caro saluto gian piero Ok. Per rispondere alla tua domanda di prima: flow e capacità medie secondo me non si combinano, ma si alternano. Quando giochi in zona sfrutti meglio ed in modo regolare quello che già sai fare tecnicamente e sei sopra la media. Quando non giochi in zona sei meno regolare, sbagli di più e risenti maggiormente degli errori commessi (o di altri switch off) e questo può limitare il gioco a livelli che non ti soddisfano. A presto
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Francesco Pattarello - Sport & Personal Performance Coach
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| esperienza ottimale, flow, peak performance, stato di grazia, zona |
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