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Vecchio 19-10-2009, 15:53
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Predefinito Quanto grande ti sembra la buca ...

... quando stai per puttare?

E quanto vicino (o lontano) ti sembra il green quando sei sul tee?


Ciao a tutti,
questo post è un po’ lungo, per il fatto che ho riportato un articolo comparso oggi sul sito di Repubblica.
L’articolo parla dei risultati di uno studio scientifico, importanti per capire in che modo le nostre emozioni influiscono sulla nostra percezione e quindi sul nostro gioco.


Alla fine trovate i miei commenti. Buona lettura!!

Tratto da La Repubblica.it » Homepage del 19/10/2009.



"Quel bomber vede la porta più grande"
Ora, una ricerca dimostra che è vero


Lo dimostra una scienziata dell'università di Purdue che ha lavorato
sulla percezione della "U" sopra la quale si calciano i "field goal" nel football Usa
di MARCO PASQUA


ROMA - Il bomber di razza vede la porta "più grande", il grande tennista percepisce la pallina come se fosse enorme, al bravo "kicker" del football Usa la "U" dove deve passare il "field goal" sembra grandissima, nel baseball il lanciatore vincente coglie un'area di "strike" molto più larga della realtà. Sport e paesi diversi, ma i "detti" sulle dimensioni apparenti dei "bersagli" delle varie discipline, ci sono in tutte le lingue e, adesso, sembrano aver trovato una spiegazione scientifica.

Fare ripetutamente centro - che sia la porta di un campo da football americano o una buca da golf - può infatti cambiare, nel giocatore, la percezione delle dimensioni di quell'obiettivo. E' la conclusione alla quale è arrivata una ricercatrice della Purdue University, Jessica Witt, secondo la quale nei giocatori di varie discipline sportive, la percezione della realtà dipende non solo dalle informazioni visive oggettive (le dimensioni delle porte sono le stesse per tutti), ma anche dai risultati conseguiti dalla singola persona. Chi segna di più, in sostanza, tenderà a vedere la porta più larga e più facile da centrare.

In questa ricerca
ci si è concentrati sul football americano, e in particolare sui field goal: il calcio che indirizza il pallone tra i pali e sopra la traversa della porta, posta nella metà campo avversaria. I "kicker" migliori che riescono a mettere a segno molti field goal anche da distanze "proibitive", finiscono col percepire la porta come fosse più grande e più vicina.

Un po' come quando si dice che i calciatori, dopo una serie di goal mancati, hanno la sensazione che la porta sia divenuta più piccola. La Witt, i cui risultati sono stati pubblicati su "Perception", ha preso in esame un gruppo di 23 giocatori non professionisti, e li ha messi su un campo da football, chiedendo loro di cercare di indirizzare il pallone sopra la traversa. La psicologa ha scoperto che nei giocatori che riuscivano a mettere a segno una serie di field goal, cambiava la percezione soggettiva delle dimensioni della porta. Al contrario, quelli che non riuscivano a fare centro, per diverse volte, iniziavano a credere che i pali fossero più lontani e più ravvicinati tra di loro. Un fatto che, fa notare la Witt, sembra coincidere con la testimonianza di molti atleti, i quali, quando giocano bene, iniziano a vedere palle da baseball grandi come ananas e buche da golf "larghe come dei secchielli".

Ma queste loro testimonianze sono sempre state viste con scetticismo da parte degli scienziati, relativamente restii ad accettare il principio secondo il quale i risultati conseguiti sul campo possano alterare la percezione visiva. "Questo atteggiamento radicale - ha spiegato la psicologa a Wired - dipende dal fatto che si è sempre creduto che la percezione dipendesse esclusivamente da ciò che l'occhio vedeva". Quindi: stesse dimensioni della porta per tutti, stessa percezione in tutti i giocatori. "Nei miei studi - sottolinea la ricercatrice - manteniamo costanti le informazioni visive, ovvero ciò che il giocatore vede, mentre cambia la performance del singolo".

Nonostante uno scetticismo precostituito nei confronti di questo nuovo principio, secondo la Witt tutti gli sportivi hanno sperimentato sulla loro pelle la cosiddetta percezione soggettiva. "Una distanza di cento metri - sottolinea - percorsa nell'ambito di una gara più lunga, con più giri intorno ad un campo, può sembrare infinitamente più lunga rispetto ad una gara di soli cento metri netti".

La Witt si è fatta aiutare da un ex giocatore di football, Travis Dorsch, per testare e misurare le percezioni dei volontari prima e dopo aver tirato almeno 10 field goal. Per fare ciò, si è usato un modellino raffigurante i pali e la traversa della porta da football, e si è chiesto ai giocatori di aggiustare larghezza e altezza in funzione di ciò che vedevano sul campo. "Il risultato è che le dimensioni percepite prima di calciare i field goal non combaciavano mai con quelle post-calcio - si spiega nell'abstract della ricerca -. Dopo 10 tentativi, le dimensioni di quella porta iniziavano ad essere correlate ai risultati conseguiti".

E, altro elemento importante, sulla loro percezione influiva anche il modo in cui veniva sbagliato il calcio. Se, infatti, non calciavano il pallone abbastanza in alto, la traversa veniva percepita come fosse più alta; se, invece, sbagliavano e tiravano fuori dai pali, lateralmente, iniziavano a percepire la porta come fosse più piccola. "Ci siamo anche chiesti se cambiasse la percezione della realtà, al di là della porta stessa - sottolinea la ricercatrice - Il risultato è che cambia solo la percezione dell'obiettivo che si vuole conseguire".

Questa non è la prima ricerca del genere. Già in passato la Witt aveva studiato la correlazione tra rendimento e percezione nei giocatori di softball e quelli di golf. E', però, la prima volta che viene scoperto un legame tra determinati errori (pallone calciato troppo vicino o troppo lateralmente) e la percezione delle dimensioni della porta. Il prossimo obiettivo sarà capire se i giocatori professionisti riescono a migliorare il loro rendimento in campo, agendo sulla percezione dell'obiettivo del gioco. In sostanza: i golfisti che vedono buche enormi, sono destinati a fare centro con maggiore facilità degli altri? Lo stesso, ovviamente, potrebbe valere per i calciatori: se la porta sembra più larga, è anche più facile fare goal?

19 ottobre 2009




Commento da evergreen


La domanda in grassetto con cui il giornalista conclude è provocatoria, oltre che scritta per un lettore profano.


Ma la questione non è tanto cosa vede il golfista, ma piuttosto quello che percepisce e la percezione dipende dallo stato emotivo in cui il giocatore si trova mentre esegue il colpo.
Infatti la Witt ha osservato che il giocatore che viene da una serie di colpi ben eseguiti, percepisce il bersaglio più grande, e quindi lo sente più facile.


In altre parole, se, mentre esegue il colpo, il golfista è un uno stato d’animo tranquillo concentrato e sicuro allora eseguirà il colpo con maggiore sicurezza, la sicurezza che avrebbe se la buca fosse di dimensioni enormi, ovvero come se per lui fosse impossibile sbagliare.

E’ questo stato d’animo, libero da interferenze, che ti permette di eseguire il colpo al meglio.

Ovviamente questo vale sia per il gioco corto che per il gioco lungo.

L’idea del colpo in buca (immagine che un profano ha del golf) è riferito ad ogni tipologia di sport in cui c'è un qualche tipo di bersaglio da centrare (porta nel calcio e football, canestro nel basket, palla da colpire nel tennis o baseball, bersaglio nel tiro con armi varie, etc...).


Per illustrare meglio questa cosa, ti consiglio di rivedere il film ‘La leggenda di Bagger Vance’.

Verso la fine (91° minuto circa), Junuh, dopo aver recuperato sui suoi avversari giocando alla grande, commette diversi errori alla buca 13 (due errori dal bunker, una pallina nel laghetto, ed infine un putt sbagliato da meno di 1 metro).

Alla buca successiva, innervosito dal disastro della buca 13 ed in svantaggio di 3 colpi, Junuh manda la pallina in un boschetto sulla destra.

[scena dal 95° al 100° minuto.]


Junuh entra nel boschetto, trova la palla e … quella fessura tra i rami degli alberi, unico spazio possibile attraverso cui far passare la palla per mandarla sul green, sembra così tremendamente piccola e lontana!!

Come se non bastasse quel luogo comincia a ricordargli la tremenda battaglia in cui lui aveva perso tutto il suo plotone e inizia a rivivere nella sua mente quell’atroce esperienza.

Sopraffatto dal terrore decide di raccogliere la pallina e di uscire al più presto da lì.

In quel momento arriva Bagger che, parlandogli *, lo aiuta a tranquillizzarsi, e lo riporta a ricordare il suo swing ottimale di una volta, anzi a recuperarlo come se quegli anni non fossero mai trascorsi.

* Sulle implicazioni della conversazione che Bagger e Junuh hanno in quel boschetto ci sarebbe molto da dire e scrivere.

Ma ai fini di questo post, basti dire che nel momento in cui Junuh si tranquillizza e ritrova la sua sicurezza, si sente talmente sicuro del colpo che sta per eseguire che quella fessura tra gli alberi sembra quasi ingrandirsi ed avvicinarsi, facendolo sentire ancora più tranquillo riguardo all’esito di quel colpo.
Insomma, la fessura è sempre quella e sempre alla stessa distanza, ma adesso quel colpo che prima gli sembrava impossibile, ora lo trova fattibile e sente nuovamente in sè la capacità di eseguire uno swing ottimale.


E’ l'effetto non di quello che vede, ma di quello che percepisce, come effetto di uno stato d’animo funzionale. Uno stato d'animo che per lui era un'abitudine.

E’ questo l’effetto che la Dott.ssa Witt ha dimostrato scientificamente.

Cito la nuovamente Witt: “Un fatto che sembra coincidere con la testimonianza di molti atleti, i quali, quando giocano bene, iniziano a vedere palle da baseball grandi come ananas e buche da golf "larghe come dei secchielli”.

Quindi quando un giocatore sta giocando bene, è nello stato d’animo adatto per eseguire il colpo nel modo ottimale, percepisce la buca grande, ovvero 'sente facile' il colpo che sta per eseguire.

E se ha appena commesso una serie di errori?

Secondo la Witt, dovrebbe ‘vedere' la buca più piccola e quindi sentirsi insicuro del colpo che sta eseguendo. Con buona probabilità di sbagliarlo.

A meno che non abbia un meccanismo mentale (un Bagger interiore ) che in quel momento lo aiuta a sostituire il pensieri (e le incazzature) degli errori commessi con il ricordo dei migliori colpi eseguiti in passato.

Questo è possibile: infatti questi ricordi sono composti di immagini, suoni e sensazioni, e sono memorizzati nella nostra mente con la stessa intensità con cui li abbiamo vissuti, ‘come se fosse successo un attimo fa’. Questi ricordi possono essere richiamati per poter usare, ora e al meglio, la sicurezza, tranquillità, concentrazione, divertimento etc … collegata con quell’esperienza: e non importa quanto tempo fa è accaduto.

Infatti, la nostra mente memorizza e ricorda benissimo le esperienze cariche di emozioni (sia positive che negative), non importa da quanto tempo è successo.

Prova infatti a pensare ad una esperienza piacevole della tua infanzia o della tua adolescenza. Normalmente le immagini sono così chiare, vive e brillanti, i suoni così definiti e le emozioni così intense, che ti sembra di essere tornato indietro nel tempo, e rivivere quell'esperienza in ogni suo dettaglio.

Proprio come se fosse successo un attimo fa


A presto
__________________
Francesco Pattarello - Sport & Personal Performance Coach

Ultima modifica di evergreen : 19-10-2009 alle ore 19:06 Motivo: correzioni errori di battitura
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